Homepage
  Chi siamo
  Il sogno
  Gli obiettivi
  Il miele
  I nostri servizi
  Associarsi
  I Corsi
  Novità
  La rivista
  La Cooperativa
  I Progetti
  Dicono di noi
  Appuntamenti
  Fotografie
  Dove siamo
  Contattaci
  Link
  Miele.so.it
  Storia
  Pubblicazioni
  Libri
  Bacheca
 
 
 Novità  
In questa sezione potete trovare le novità e comunicazioni degli ultimi due mesi che riguardano la vita dell'Associazione:


30/11 Nota tecnica

Il cassettino anti-varroa
Il cassettino antivarroa è utilissimo nella diagnostica e come elemento di indagine su quanto avviene all'interno del nido. L'estensione dei depositi di cera fornisce un'impronta del glomere, della sua collocazione, della sua estensione e vitalità. La presenza fra questi sedimenti di uova o di scaglie di cera appena prodotte sono, ad esempio, un segnale di ripresa delle attività che in tardo autunno o in inverno può creare una certa apprensione come è avvenuto qualche giorno fa (questa ondata di freddo è stata probabilmente provvidenziale per far ritornare in blocco di covata le famiglie "più vivaci"). Ma la "lettura" del cassettino da anche mille altre informazioni in relazione a cosa si trova e in che quantità (polline, residui vari di materiale raccolto dalle api o introdotto nell'alveare dall'apicoltore). Il cassettino permette anche di valutare il candito utilizzato e, da tali residui, si possono cogliere i suoi eventuali difetti.
Ovviamente la lettura del cassettino è importante, anzi basilare, nella lotta alla Varroa. E' indispensabile dopo aver effettuato i trattamenti antivarroa per dimensionare il grado di infestazione. Serve inoltre a seguire la caduta naturale del parassita e, agli apicoltori più attenti, per verificare la presenza di individui "pinzati" ovvero se c'è anche una minima capacità di grooming nelle famiglie del proprio apiario. Il grooming ("spulciamento") è l'attitudine a rimuovere i parassiti presenti sulle compagne.
Il cassettino fornisce tantissime indicazioni agli apicoltori e queste non si esauriscono solo a quelle che per ragioni di sintesi ci siamo limitati a citare.
Le api dedicano molta parte della loro attività alla pulizia dell'alveare. L'igiene del loro ambiente è il primo fattore di profilassi dalle malattie Il cassettino è dietro a una grata che impedisce alle api di rimuovere e pulire i residui dell'alveare, un terreno fertile di coltura per vari nemici dell'alveare batteri e miceti, vari tipi di acari, e ambiente ideale per vari insetti in particolare camole del miele ma anche formiche, forbicine ecc. E' inoltre un punto di raccolta della condensa. A volte si forma addirittura un ristagno d'acqua!! L'umidità eccessiva nei periodi freddi è estremamente nociva alle famiglie.
Il cassettino, che è di metallo, non fornisce inoltre nessuna protezione termica come qualcuno pensa.
In sintesi
Il cassettino antivarroa è uno strumento diagnostico molto utile se viene utilizzato a tale scopo e quindi osservato con regolarità e pulito ogni volta ...altrimenti è inutile e dannoso. L'accumulo di scorie e il loro degrado rende "illeggibile" a fini diagnostici e di valutazione il cassettino.

Scusate il paragone un po' forte: i servizi igienici sono essenziali …se puliti. Qualora manca l'acqua, e quindi non puliti, sono nocivi e conviene starne molto lontani !
Purtroppo di cassettini ridotti così ne ho visti troppi
29/11 Variazioni di peso dell'alveare campione nel mese di NOVEMBRE 2021

Rilevazioni di Marco Moretti (Chiuro - loc. Fracia)

02 novembre Kg 28,10 -0,20
06 novembre Kg 28,10 -0,00
10 novembre Kg 28,00 -0,10
15 novembre Kg 27,90 -0,10
22 novembre Kg 27,80 -0,10
29 novembre Kg 27,50 -0,30
24/11 Avviso

si avvisa che la FILIALE DI PRATA CAMPORTACCIO resterà chiusa dal 1° dicembre fino a febbraio. Daremo ulteriore avviso quando avremo la data precisa della riapertura.
23/11 Nota tecnica

Coibentazione
Forse è poco intuitivo per noi perché siamo abituati al riscaldamento domestico e quindi alla necessità di mantenere una certa temperatura nei locali e ambienti abitati. Nelle api tutto ciò è ribaltato: quando il freddo incomincia a farsi sentire, dai 10 gradi in giù loro formano il glomere, ovvero si unisco formando un sorta di sfera ideale che diviene sempre più compatta al diminuire della temperatura. Le famiglie si trasformano, in questo modo, come un unico soggetto, in un unico animale la cui parte interna produce calore e gli strati più esterni di api fungono, essenzialmente, da isolante …come se fossero una pelliccia. All'interno dell'arnia, ma al di fuori del glomere, le temperature rimangono pressoché analoghe a quelle dell'ambiente esterno. E' questa una fortuna perché se così non fosse vorrebbe dire che le famiglie di api hanno una forte dispersione di calore in inverno mentre invece risulta molto contenuta. I fattori che aumentano la dispersione di calore sono pioggia e vento ed è per questo che nelle zone alpine gli sciami naturali non resistono all'esterno. Negli alveari è quindi ininfluente, dal punto di vista della salvaguardia termica, la presenza o meno del fondo antivarroa. Inutile quindi anche un cappotto, anzi, un isolamento termico eccessivo è controproducente.
Come invernare quindi?
Verificando in primo luogo che siano presenti buone scorte e, possibilmente di ridurre il numero dei favi e concentrare le scorte solo su questi.
In autunno l'apicoltore porta nella zona più esterna, ovvero oltre il diaframma i favi vecchi da eliminare, disopercolando le celle con miele affinché questo sia traslocato dalle api nel centro del nido. Operazione ovviamente effettuata con gli accorgimenti opportuni per non innescare saccheggi. I favi rimasti dovrebbero essere solo quelli ben coperti dalle api e ricchi di scorte. Personalmente preferisco posizionare questi favi al centro dell'arnia e porre a lato dei due favi più esterni altrettanti diaframmi di polipan o polistirolo espanso in modo che lo spazio del nido sia ben delineato e il glomere confini con una superficie che non assorbe calore ma lo rifletta. Importante la coibentazione inoltre del coprifavo perché il calore si disperde più facilmente verso l'alto. E' quindi opportuno che tale spazio sia adeguatamente coibentato. All'interno del coprifavo è bene mettere materiale che non trattiene umidità (polipan, segatura, lana di roccia ecc.).
In conclusione
E' bene ricordare la vecchia massima "Le famiglie di api vogliono piedi freddi e testa calda" quindi ininfluente e in alcuni casi negativa la presenza del cassettino antivarroa, negativa una debole copertura termica di coprifavo e tetto e addirittura pericolosa la presenze di nutritori aperti che possono creare correnti d'aria ascendenti all'interno dell'alveare
15/11 Regolamento UE - 1308/2013 -Piano annuale degli aiuti al settore

Nella sezione "I Progetti" e quindi "Normativa: Applicazione del Reg CE aiuti al Settore Apistico" sono riportati i riferimenti normativi della campagna di aiuti 2021-22 all'apicoltura: fondi CE e nazionali gestiti e regolamentati dalla Regione Lombardia
31/10 Nota tecnica

Torno a ricordare che i cassettini antivarroa è bene, in genere, rimuoverli dalle arnie perché non proteggono dal freddo, raccolgono detriti e sporco che le api non possono rimuovere e quindi permette il proliferare di tutta una serie di animali e organismi indesiderati: camole, formiche, acari, muffe ecc.
I cassettini antivarroa sono da tenere nelle arnie solo quando si intende controllare la caduta degli acari. Questo vuol dire che almeno ogni quattro o cinque giorni devono essere conteggiati gli acari e ripulita la superficie del cassettino. Se i controlli sono effettuati con cadenze più lunghe i dati sono meno attendibili perché le varroe cadute possono essere state in parte rimosse dalle formiche e il materiale che si accumula inoltre rende più difficile la loro individuazione e il conseguente conteggio.
Nella zona di Sondrio si stanno chiudendo le covate e le famiglie si avviano al blocco. E' questo il momento che dalle celle nascono le ultime api e con loro escono le Varroe che si erano affollate a penetrare nell'ultimo giro di covata.
Nei cassettini degli alveari del Centro Didattico troviamo ora il massimo di caduta di parassiti da quando abbiamo posizionato le strisce di Apivar. Da questo momento può essere considerata conclusa la loro funzione. Tra il 15 e il 20 novembre si effettuerà il trattamento invernale con Apibioxalma la caduta, in genere risulta inferiore me comunque assolutamente necessaria.
28/10 Variazioni di peso dell'alveare campione nel mese di OTTOBRE 2021

Rilevazioni di Marco Moretti (Chiuro - loc. Fracia)

01 ottobre Kg 29,00 -0,10
06 ottobre Kg 30,00 +1,00 candito
09 ottobre Kg 29,50 -0,50
12 ottobre Kg 29,20 -0,30
15 ottobre Kg 28,90 -0,30
19 ottobre Kg 28,60 -0,30
23 ottobre Kg 28,50 -0,10
27 ottobre Kg 28,30 -0,20
26/10 Nota tecnica

Mi giungono segnalazioni di alveari e nuclei in blocco. Anche le bilance rilevano un forte rallentamento nella perdita di peso che in questa stagione corrisponde a un minor fabbisogno alimentare per la forte riduzione della covata se non, addirittura, del suo blocco. Nelle zone meno soleggiate e più in quota, dopo la verifica a campione che gli alveari sono in blocco può essere presa in considerazione l'effettuazione anticipata del trattamento invernale. Nei territori soleggiati dove c'è ancora volo è meglio aspettare almeno la metà di novembre perché il rischio di re-infestazione adesso è veramente molto alto. Ricordo che in questo periodo possono entrare in un alveare fino a 200 varroe al giorno. Un dato che è stato riportato in letteratura ma che abbiamo avuto modo di attestare e verificare direttamente anche nell'ambito di una ricerca in campo. La presenza di apiari non trattati in estate e quindi di focolai rappresenta perciò un forte rischio per tutti gli apiari limitrofi.
12/10 Nota tecnica

Scusate se ribadisco quanto già espresso ma l'invernamento è sicuramente una fase molto delicata per cui torniamo ad invitare a controllare gli alveari con visite rapide per valutare in questa fase i seguenti aspetti:
1-consistenza popolazione
2- consistenza scorte
3 - presenza di covata e se sì (eventuali segni clinici di peste americana)
4 - presenza di varroa

Scorte
Se le scorte sono considerate insufficienti potete ricorrere agli sciroppi. Fornire questa alimentazione è però pericoloso perché facilmente si innescano saccheggi. In tutti i casi, quindi, ma soprattutto nelle preparazioni casalinghe con aggiunta di miele di scarto, procedete verso sera quando i voli sono cessati e attenzione ad eventuali versamenti accidentali che devono essere prontamente puliti. Gli sciroppi hanno inoltre la controindicazione di essere stimolanti e quindi di prolungare l'attività di deposizione della regina e ritardare con ciò il blocco di covata. Nella conduzione normale, ovvero nella semplice integrazione e sostegno delle famiglie ricorrere quindi esclusivamente al candito.
Patologie
Questo è il periodo in cui si individua più facilmente la Peste americana perché le covate sono assenti o molto ridotte e quindi le celle con segni clinici rimangono isolate e meglio evidenziate. Certamente però la patologia più pericolosa è la varroa.
controlli
In questo periodo è bene tenere i vassoi sotto gli alveari ed effettuare frequenti, periodici, controlli. Tenere il vassoio altrimenti è solo un danno e, anche in inverno, è meglio non sia presente perché accumula detriti e crea più umidità.
Soprattutto se in alcuni alveari la caduta naturale di Varroa è alta è consigliabile effettuare un test di controllo su 10-20% di alveari con Apibioxal gocciolato.
Tenere sotto-controllo la covata:
- per verificare segni clinici di alta carica di Varroa o la presenza di api deformi
- per intervenire appena gli alveari si presentano in "blocco" nei casi si ravvisi una carica alta di parassiti.
Informarsi e concordare con i vicini le date dei trattamenti ed informarsi circa i protocolli da loro adottati.
05/10 Nota tecnica

Nei primo 15 giorni di settembre gli alveari nel territorio provinciale hanno generalmente guadagnato peso e quindi scorte. Un periodo favorevole anche nelle provincie limitrofe, specie dove la raccolta è stata sostenuta dalla presenza di melata. Nella bassa Valtellina e all'imbocco della Valchiavenna abbiamo notato anche delle belle fioriture di Reynoutria mentre in alcune zone site in valli laterali della Valtellina è stato segnalata anche un'eccezionale importazione di nettare di Balsamina (Impatiens glandulifera). Pianta che raramente annoveriamo di una certa importanza. Nella seconda parte del mese di settembre si è registrato un moderato e lento calo pur in presenza di alcune fioriture abbastanza interessanti ma spesso non sufficienti a sostenere il fabbisogno degli alveari, fra questa la più appariscente il Topinambur ovvero l'Helianthus tuberosus.
Questo è un momento delicato nell'ambito delle attività apistiche. Sono le ultime fasi di preparazione all'inverno degli alveari: bisogna integrare eventuali scorte negli alveari che ne sono poco provvisti, operare per ridurre il numero dei favi affinché scorte e popolazione invernale siano ridotti in spazi ristretti e facilmente gestibili e riscaldati dalle famiglie. Al bisogno è anche opportuno sostenere le ultime covate con un minimo di alimentazione stimolante.
Nelle visite attenzione ai possibili saccheggi quindi è necessario essere rapidi e non lasciare materiale sporco di miele in giro.
Il problema più grosso è la Varroa che in questo momento può re-infestare gli alveari. Il periodo di fine estata - inizio autunno sembra essere il momento in cui la Varroa si diffonde più facilmente, una diaspora di questa popolazione di acari che cerca nuove colonie e famiglie da infettare per diffondersi, replicarsi e incrociarsi. E' un momento che gli alveari sono scoperti: i trattamenti estivi hanno ridotto la popolazione di parassiti ma non c'è nulla che li protegga dalla re-infestazione se nella zona ci sono focolai ad alta carica di acari … e per quello invernale è troppo presto.
Il consiglio è di effettuare dei test di verifica su alcuni alveari, il 10-20%. Se le cadute sono molto forti è bene correre ai ripari con un trattamento tampone scelto in funzione della situazione e dei trattamenti precedenti. In caso di dubbi rivolgetevi ai tecnici dell'APAS
 
nereal.com . 05|21