11/03/2026 NOTA TECNICA di Giampaolo Palmieri
Ho sbagliato, dovevo dare più fiducia alle api!!! A dicembre avevo trovato una rosellina di covata in un alveare, complici le bolle di caldo, ed immaginavo che fosse una situazione comune a tutto l’apiario. In queste giornate calde di dicembre si sono sentiti i profumi del calicanto e del nespolo e poi, a fine mese abbiamo anche visto qualche nocciolo fiorito. Alcune api tornavano, nelle ore centrali della giornata, con polline sulle zampine, segnale che induceva a pensare alla presenza di covata un po' in tutti gli alveari. Successivamente, abbiamo avuto un gennaio e un febbraio con freddo costante. Un freddo normale in altri tempi, ma abbastanza inconsueto negli ultimi anni. Vinto dal pessimismo, ho temuto il peggio: le famiglie, quando stanno allevando covata, sono più vulnerabili agli sbalzi termici e rischiano di morire più facilmente o, comunque di rimanerne devastate. Le famiglie più deboli non mostravano neppure il minimo volo e scarsa o nulla risposta al “tambusamento”. Eppure, i segnali, giorno per giorno, si sono fatti più positivi: negli alveari dotati di cassettino antivarroa erano presenti sedimenti di cera vecchia, segno che la popolazione apre opercoli per nutrirsi del miele immagazzinato, e nelle famiglie più forti si vedevano anche granuli di polline, indice del fatto che, nonostante il freddo, la raccolta si è molto ridotta, ma mai fermata. In queste famiglie è stato anche possibile notare le piccole scaglie traslucide di cera appena prodotta, simili a schegge di vetro. Questo significa che la famiglia è in buone condizioni e dispone di un ambiente sufficientemente caldo, oltre ad una certa disponibilità alimentare. Il dato più interessante è però che nei cassettini non erano presenti, né uova, né zampe di pupe, come ormai mi succedeva regolarmente negli anni passati a gennaio. Questo accade quando le api nutrici reputano eccessivo quanto deposto dalla regina e rimuovono quindi tutta quella covata che non riescono ad accudire, svolgendo un’importante funzione regolatrice negli equilibri dell’alveare.
Effettivamente le api sono state sagge: il blocco totale della covata nel periodo freddo ha permesso a tutte di sopravvivere all’inverno
Marzo è partito bene, con temperature un po' sopra la media. All'esaurirsi della fioritura dei noccioli, che hanno segnato l'avvio delle attività degli alveari, è seguita la serie di fioriture della vasta famiglia dei salici, che donano alle api un polline di ottima qualità dal punto di vista proteico. Il Lamium purpureo colora i prati come un basso tappeto verde e viola e vivacizza anche la tavolozza del favo da nido. Sta iniziando anche la fioritura dell'ampia famiglia dei Prunus, a cui si affiancheranno presto le Rosacee. Nei prati si notano i primi tarassaci.
Ora è il tempo della prima visita, ovviamente nelle ore centrali della giornata, quando le condizioni di climatiche lo permettono. Le covate sono partite bene e più tenete “stretto” e caldo il nido, meglio è. Eliminate i favi vuoti e ponete (disopercolandoli) oltre il diaframma quelli semivuoti. Date candito: per lo sciroppo è ancora presto! Entro la fine di questo mese è consigliabile iniziare il trattamento con Apiherb e fare le prime prove con lo zucchero a velo per monitorare la situazione varroa ed essere pronti ad intervenire in caso di necessità.


